Sono Lella Ferrari

da ragazzina amavo pensare che Lella fosse il diminutivo di "Menestrella", tanto ero affascinata da quel cantastorie che nell’era feudale, intratteneva e incantava la corte con i suoi sonetti. Benvenuti nel mio mondo... dove i suoni ed i colori si mischiano alle parole

Sii creativo e divertiti!

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Mio Curriculum

Istruzione

  • Feb 2002 - Mar 2003

    Master in DesignNew York UniversityLorem ipsum dolor sit amet consectetur adipisicing elit. Animi tempora perferendis vero officia enim impedit voluptatem dignissimos, veniam ratione est alias rerum aperiam, nam aliquam reprehenderit iste dolor.

  • Feb 2002 - Mar 2003

    Laurea in lettereUniversità di MilanoLorem ipsum dolor sit amet consectetur adipisicing elit. Animi tempora perferendis vero officia enim impedit voluptatem dignissimos, veniam ratione est alias rerum aperiam, nam aliquam reprehenderit iste dolor.

  • Feb 2002 - Mar 2003

    Scuola di RecitazioneeLorem ipsum dolor sit amet consectetur adipisicing elit. Animi tempora perferendis vero officia enim impedit voluptatem dignissimos, veniam ratione est alias rerum aperiam, nam aliquam reprehenderit iste dolor.

Esperienze Lavorative

  • Feb 2015 - 2019

    Correttricedi bozzeLorem ipsum dolor sit amet consectetur adipisicing elit. Animi tempora perferendis vero officia enim impedit voluptatem dignissimos, veniam ratione est alias rerum aperiam, nam aliquam reprehenderit iste dolor.

  • Feb 2010 - Mar 2015

    Giornalista di cronacaCorriereLorem ipsum dolor sit amet consectetur adipisicing elit. Animi tempora perferendis vero officia enim impedit voluptatem dignissimos, veniam ratione est alias rerum aperiam, nam aliquam reprehenderit iste dolor.

  • Feb 2006 - Mar 2010

    CoordinatriceMicrosoftLorem ipsum dolor sit amet consectetur adipisicing elit. Animi tempora perferendis vero officia enim impedit voluptatem dignissimos, veniam ratione est alias rerum aperiam, nam aliquam reprehenderit iste dolor.

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Chi Sono

Qualcosa di me

  • Emaillella@lellaferrari.it

Ciao Io sono Lella Ferrari

Sono nata a Voghera, una cittadina in provincia di Pavia, nel territorio dell’Oltrepò Pavese, nell’ormai lontano 19 aprile 1966.
Non è difficile dedurre che il nome Lella sia il diminutivo di un altro: Mirella! E se proprio vogliamo essere precisi, ne risulterebbe un altro tra gli archivi della chiesa: Paola...pensato al volo da una zia presente al mio battesimo.
Il prete di turno alla cappella dell’ospedale ed incaricato di bagnarmi la fronte con l’acqua benedetta, si rifiutò di battezzarmi con un nome non presente tra i Santi riconosciuti dalla chiesa in quel momento e ne pretese un altro "al volo".
Non che la storia del mio nome possa aver segnato in profondità la mia esistenza, ma il fatto che fui chiamata dal giorno zero Lella, è indicativo del fatto che gli altri due nomi, fossero palesemente scomodi per tutti, soprattutto per me.
Forse è per questo motivo che il nome Mirella appare in tutti e tre i miei libri...molto probabilmente come percorso di metabolizzazione.

"Come ti chiami?" mi chiese il dolce fratino.
"Lella" gli risposi.
"Lella...come?"
"Mirella!"
"Ah, Mirella! MI...RE...LA..." disse ridendo, "...musica!" continuò.
"Già..." risposi, "è il primo che se ne accorge!"
"Ma davvero? Che strano! E’ così evidente, basta pronunciare il nome!"
Tratto da: Una lanterna nell’oltre.
Musica...
Già da ragazzina emerse in maniera preponderante, la mia predisposizione per l’arte in tutte le sue sfaccettature, con un occhio di riguardo per la recitazione e la musica.
Tanti sono i ricordi sul palco dell’oratorio del mio paese sul quale impersonavo personaggi di ogni sorta e dove la mia voce, trovava il canale giusto per poter viaggiare nell’etere.
Anche la scrittura diventò col tempo un livello su cui poter fluttuare e trasformare in concetti e parole le mie emozioni, all’inizio attraverso rime e poesie che mi concessero l’onore di farmi conoscere e vincere concorsi locali, in seguito attraverso immersioni nelle letture che mi permisero di amplificare il mio mondo immaginario e soprattutto ricercare quell’essenza che tanto ho sempre rincorso.
Il mio mondo fatto di note, colori e parole, fu inquinato dal passaggio forzato attraverso i numeri, un tragitto sofferto, attraverso le pareti austere dell’unica scuola che avrei dovuto evitare: ragioneria! che non solo incrementò il mio astio nei confronti dei numeri, ma anche verso quei "cattivi maestri" che hanno la presunzione di chiamarsi tali, solo perché recitano a memoria concetti studiati e forse mai compresi fino in fondo.
"Trasmettere sapere e arte è una missione, un dono di cui non tutti sono dotati, e l’errata convinzione di poter trasmettere il sapere solo perché hai imparato alcune lezioni a memoria, non ti rende di certo un bravo maestro...insegnare è un arte che non tutti padroneggiano."
Tratto da: Una lanterna nell’oltre.
Non essendo amica dei numeri, ho una profonda avversione verso le ricorrenze, che dimentico e non considero importanti, tanto che quando lessi molti anni fa "E venne chiamata due cuori", mi identificai subito nella personalità degli Aborigeni australiani, o più precisamente in ciò che vengono giustamente chiamati nel libro " la Vera Gente"che, in un passaggio della storia, chiedono alla protagonista perché noi occidentali festeggiamo il giorno del compleanno.
"Perchè lo fate?...per noi, una celebrazione è qualcosa di speciale, ma non c’è nulla di speciale nell’invecchiare. Non è necessario alcuno sforzo per riuscirci. Succede e basta!".
"Se non festeggiate il fatto di diventare più vecchi", replica la protagonista, "che cosa festeggiate allora?".
"Il fatto di diventare migliori", rispondono.
"Festeggiamo quando pensiamo di essere divenuti migliori e più saggi. Ma solo il diretto interessato può sapere quando questo accade, e sta a lui informare gli altri che è arrivato il momento di organizzare una festa".
Tratto dal libro: E venne chiamata due cuori di Marlo Morgan.
Fatevi quindi bastare un breve racconto delle mie esperienze, benchè non etichettate ed archiviate in date precise.
Il mio primo gruppo musicale risale all’età di 16 anni. Si chiamava "La nuova generazione" ed era composto da ragazzi della "Chitarra Orchestra" di Voghera.
Seguì il gruppo "Rube’n Soda" che trovava le sue radici nel blues.
Nel 1992 l’incisione come vocalist del disco "Mistery" by Mato Grosso prodotto da Marco Biondi allora D.J. di radio Deejay.
Finalista al concorso "Voci Nuove" di Castrocaro Terme dove litigai con un componente della giuria, il quale sosteneva che non avrei potuto cantare una canzone "a cappella!".
Seguì il gruppo Jazz dal nome "Amnesia" e successivamente il gruppo "Influido" che rispecchiava molto la mia personalità rock.
Il tutto condito da incursioni di piano bar insieme all’amico Giuliano Ferrari, conosciuto all’età di 15 anni in un concorso di "voci nuove" a cui partecipammo entrambi.
Gli unici a brillare per l’apparecchio ai denti e arrivati in classifica in penultima ed ultima posizione.
Ancora adesso, a distanza di quarant’anni, ci contendiamo l’ultimo posto!
Nel 2019 il mio primo libro dal titolo "Omicidio al Nuovo Hotel Terme" che subisce nel corso degli anni molte trasformazioni fino ad arrivare alla chiave del giallo, quella che mi ha permesso di omaggiare le mie zone natie e le persone a me care.
Nel 2020 il libro "Quell’ombra nel Parco" che ripercorre le orme del primo nei contenuti e nei personaggi che tanto sono piaciuti ai lettori.
Nel 2021 scrivo il libro che rappresenta più di tutti, almeno fino ad ora, me stessa. Un viaggio avventuroso e paradossale in compagnia di uno strano frate, che mi prende per mano e mi accompagna nella mia eterna e continua ricerca di quelle risposte che solo la vita ti sa dare. Il titolo è: "Una lanterna dell’Oltre".
Vivo da ormai 19 anni in un paesino di nome Gravedona ed Uniti sull’alto lago di Como insieme a mio marito Moreno e mio figlio Alessandro.
"Pian piano, sapendo leggere tra le righe del tempo, quel posto da me tanto odiato all’inizio si è trasformato. E’ stata una trasformazione lenta, molto lenta, ci sono voluti degli anni e l’amore immenso per la mia famiglia, ma quel posto, quel lago calmo e silenzioso, è riuscito ad aspettarmi. Ha saputo attendere, paziente e silente, che io mi potessi accorgere di lui." Tratto da: Una lanterna nell’oltre.

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